
All’ombra di una quotidianità borghese repressa e contraddittoria, simboleggiata da una scenografia opaca ed essenziale, un uomo seminudo è illuminato sadicamente da un fascio di luce, un occhio di bue che ne controlla ogni gesto, obbligandolo a indossare frettolosamente gli indumenti sparsi in scena: camicia bianca, pantaloni sartoriali, scarpe stringate, panciotto, cravatta e giacca da completo. È il Signor Red Peter (Fabian Jung), la scimmia divenuta relatore accademico a cui Franza Kafka diede voce nel 1917.
La trasposizione teatrale di Una relazione per un’accademia, in scena al Teatro India dal 25 al 30 marzo scorso, per la regia di Luca Marinelli, ripercorre le vicende del protagonista kafkiano, che da essere animale catturato e ingabbiato, diviene essere umano, illudendosi di aver conquistato una qualche forma di emancipazione, finisce per perdere la sua vera natura. La sensazione di costrizione, e la conseguente necessità di conformarsi a un’immagine socialmente accettabile, è presente sin dalle prime battute dello spettacolo: il rito frenetico della vestizione anticipa la condizione ingabbiata cui Fabian Jung si è costretto rinnegando la sua identità originaria.

Lo spazio scenico, l’accademia in cui Fabian Jung espone la sua relazione, può sembrare chiuso, protetto. Tuttavia le pareti, pur essendo essenziali e prive di aperture, anziché difendere l’intimità dell’interno, si rivelano presto oggetto di violenza esterna. La gabbia in cui la scimmia era stata catturata e incarcerata, cambia aspetto, diventa costrizione di nuovi condizionamenti sociali. La scimmia accantona il suo passato e assimila, gesto dopo gesto, i codici della cultura europea. Cominciano così i movimenti ansiosi, resistenti e grotteschi di Fabian Jung, che si trascina da una parte all’altra della scena, sale in cima a una scala, mentre matura in lui la consapevolezza che nel percorso che ha tracciato non c’è altra possibilità che andare avanti. Quindi contribuire al trionfo della civiltà sulla natura.

Una relazione per un’accademia risponde ai codici complessivi del teatro di regia, erede di un’ideologia tutta letteraria, qui incarnata dal racconto di Franz Kafka, e dominato dalla proposta estetica del regista. Al suo debutto alla regia, Luca Marinelli offre una lettura attuale e tagliente del testo, privilegiando il lavoro sul linguaggio del corpo e della parola. I comportamenti imitati della scimmia si manifestano attraverso la lingua acquisita di Fabian Jung, la cui origine tedesca aggiunge un ulteriore piano di lettura. In questo universo scenico ben strutturato, Fabian Jung trova la sua evasione, approdando all’esplosione creativa del corpo attorale, che mostra l’antagonismo con l’esterno e la conflittualità interna, l’urgenza di confrontarsi con questioni come l’alienazione, la ricerca dell’identità e la conformità.
Una relazione per un’accademia, collocandosi in un momento di esaurimento sociale, pone al centro della ricerca linguistica e sensoriale la condizione sottomessa di chi è costretto a vivere un’esistenza alienante, dove l’emancipazione si rivela spesso una nuova forma di prigionia.
«Con la parola libertà si fanno tanti inganni fra gli uomini».
Una relazione per un’accademia
tratto dall’omonimo racconto di Franz Kafka
regia Luca Marinelli
con Fabian Jung
light designer Fabiana Piccioli
regista assistente Danilo Capezzani
set designer Sander Looner
produzione Spoleto Festival dei Due Mondi, Teatro Stabile dell’Umbria, Società per Attori.
Teatro India, Roma, dal 25 al 30 marzo 2025.